Racconto la mia città: Serra San Bruno

Chi mi segue sa che ho lanciato un progetto di guest post a cui molti blogger hanno partecipato volentieri e con post sempre belli e interessanti: #Raccontalatuacittà nasce per scoprire località italiane con gli occhi di chi le vive ogni giorno. Dopo aver ospitato molti blogger, con i loro post e le loro splendide città, ho deciso che era arrivato il momento di partecipare io stessa… così Racconta la tua città è diventata Racconto la mia città. E qual è la mia città? Serra San Bruno, il paese in cui sono nata e cresciuta e nel quale ritorno ogni volta che posso.

Serra San Bruno, la cittadina più grande delle Serre Calabre, è una vera perla. E non lo dico perché è la mia città, ma perché lo è davvero. Immersa nel verde, è un luogo di pace e tranquillità, dove venire per riposarsi al fresco dei suoi monti. Non per niente è stata scelta da San Bruno per costruire il suo eremo e la Certosa, che ancora oggi ne rappresenta il simbolo. L’unica Certosa italiana ancora abitata da monaci di clausura e per questo non visitabile. Un tempo era consentito l’accesso solo agli uomini, oggi, per preservare la regola di clausura, è possibile visitare solo il bel museo che spiega la storia di San Bruno e la vita dei certosini che ancora abitano le mura della Certosa.

Lungo le mura della Certosa - Ph Liparoti
Lungo le mura della Certosa – Giuseppe Liparoti

Partendo dall’ingresso del museo, costeggiando le alte mura, si può percorrere una bella passeggiata immersi nel verde e nella pace totale. Solo gli abitanti conoscono questo percorso, una volta aperto al traffico ma oggi solo pedonale. Il silenzio rotto solo dalle campane che suonano o dai campanacci di qualche mucca al pascolo, è il luogo migliore per correre, passeggiare col proprio cane o mano nella mano.

Sono proprio le passeggiate che rendono Serra San Bruno speciale. In qualunque parte della cittadina residiate, lasciate la macchina e spostatevi solo a piedi. Io quando sono qui, dimentico come si guida e mi lascio guidare dallo scodinzolio del mio cane. Un’altra bellissima passeggiata, lunga solo un paio di chilometri, ci porta dalla Certosa fino a Santa Maria. E proprio qui, circondato da alberi maestosi, si trova l’Eremo di San Bruno e il laghetto nel quale pregava. Inutile dire che questo è il luogo più amato dai serresi e dai turisti che arrivano. Il laghetto, la verde scalinata e la chiesa in alto, sono una cornice perfetta per scattare migliaia di foto e riempirsi gli occhi di verde.

Laghetto di San Bruno - Elisabetta Garieri
Laghetto di San Bruno – Elisabetta Garieri

Proprio partendo da Santa Maria, dopo aver visitato la Chiesa e l’Eremo, si può fare una bella passeggiata in mezzo al bosco seguendo il Sentiero Frassati. Se siete dei camminatori potreste arrivare fino alle Ferriere e al laghetto di Mongiana, altrimenti accontentatevi di perdervi fra gli abeti bianchi (albero tipico delle Serre) e l’odore di sottobosco. Ma soprattutto aguzzate la vista, magari avvistate qualche bel fungo! 

Sentiero nel bosco di Santa Maria - Silvana Lo Turco
Sentiero nel bosco di Santa Maria – Silvana Lo Turco

Anche se è dura lasciare questi luoghi di pace, ogni tanto è bene scendere in mezzo alla gente. Il paese si racchiude intorno al suo centro storico, ma soprattutto lungo il Corso principale. E’ qui che la gente va a fare una passeggiata, soprattutto la sera. Ed è qui che troverete alcune delle Chiese più belle del paese. Non ve l’ho ancora detto… ma Serra San Bruno vanta ben 9 chiese, tutte da visitare. 

Chiesa Addolorata - Raffaele Timpano
Chiesa Addolorata – Raffaele Timpano

La più bella, a mio avviso, è la Chiesa Addolorata: un perla in stile barocco. Farete fatica a posare lo sguardo, tante sono le bellezze. Ma vi consiglio di raggiungere l’altare e spostarvi sulla navata a destra, è lì che troverete il vero gioiello: il grande Crocifisso in legno, simbolo della Pasqua serrese. Ho già scritto un articolo sulle tradizioni pasquali, vi consiglio di andare a leggerlo. 

Parlavamo di passeggiate, si può scegliere di passeggiare sul corso oppure di addentrarsi nelle vie del centro storico, dette rughe in dialetto. Io preferisco farlo la domenica mattina, quando si sente l’odore delle polpette fritte o del sugo che bolle in pentola. Non ci sono percorsi da seguire… perdetevi e basta! Guardate i portali in pietra, andate alla ricerca della fontana di Bonsignore o della Chiesa di San Girolamo, e poi alzate lo sguardo e cercate il profumo dei panni stesi al sole. Ecco, questa è una delle cose che mi manca di più da quando sono al nord.

Dinamismo Statito - Pasquale Rachiele
Dinamismo Statico – Pasquale Rachiele

Proprio nascoste tra le rughe ma molto vicino al corso, potrete scovare un bellissimo esempio di street art, da fare invidia agli artisti di strada di Bruxelles (leggete il post qui). 
E per finire le passeggiate lungo tutti gli scorci del mio bel paese, beh non mi resta che fare una lunga camminata sul Lungo Fiume che segue l’Ancinale. A Biagio piace un sacco e io concordo con lui. La sera, anche se un po’ freddo a causa del fiume, è molto romantico passeggiare guardando le luci dei lampioni che si riflettono nell’acqua creando magnifici giochi di luce. Quindi la parola d’ordine a Serra San Bruno è passeggiare!

Lungo Fiume - Davide Sellitto
Lungo Fiume – Davide Sellitto

Devo ammettere che parlare del mio paese non è stato facile, però è stato bello. Mentre le dita si muovono veloci sulla tastiera, la testa è lì, in quei luoghi, lungo quelle strade… mi sembra quasi di sentire il profumo del bosco o il suono delle campane.

Ruscello in Loc. Rosarella - Emanuele Domenico Timpano
Ruscello in Loc. Rosarella – Emanuele Domenico Timpano

N. B. Tutte le foto inserite in questo post non sono mie, ma di ragazzi fotografi che hanno partecipato al Serra Contest 2016, organizzato dalla Pro Loco di Serra San Bruno e attualmente in mostra all’interno dei locali della Pro Loco.

5 thoughts on “Racconto la mia città: Serra San Bruno”

  1. Beautifully written and the description of Serra San Bruno is so precise, it is a beautiful, peaceful and serene town…my parents were born and raised there before immigrating to Canada, they always spoke fondly of their beloved homeland. Thank you for publishing this article.

    1. Thank you so much for your appreciated words. It is so nice to have people who read me from so far. I’ve been in Toronto in 1999 and it remains in my heart and I hope to come again as soon as possible.

      Roberta

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