Life LA RAGAZZA DEL TRENO

LA RAGAZZA DEL TRENO

Mi ritrovo di nuovo sul treno… non sono una pendolare ma di treni nella mia vita ne ho presi tanti. I viaggi in treno mi piacciono, sia da sola che in compagnia (qui racconto dei miei viaggi in treno con Biagio); mi permettono di leggere, scrivere, osservare il paesaggio che cambia, di pensare… 

E poi sui treni si fanno un sacco di incontri, alcuni me li ricordo ancora. Una volta ho incontrato una coppia di signori, andavano a Milano a raccontare la storia del figlio: era stato ammazzato a botte perché gay. La madre raccontava la telefonata dei carabinieri, una notte d’estate. Aveva la voce ferma, mentre io andavo alla ricerca disperata degli occhiali da sole per coprire le lacrime. Anche quella volta il treno era in ritardo, di solito è proprio il ritardo dei treni che mette in comunicazione le persone sedute tutte vicine, una di fronte all’altro. Ad un certo punto, la signora prende il telefono e chiama Mattia (me lo ricordo ancora), il fidanzato del figlio, per avvisarlo del ritardo. “Non preoccuparti, noi ce la caviamo… al massimo prendiamo un taxi”. Durante la chiamata gli elenca tutte le cose buone che gli avrebbe portato direttamente da Bari, proprio come una vera mamma del sud. 

 Questa volta di fronte a me c’è una ragazza, avrà più o meno la mia età. Con gli auricolari nelle orecchie ascolta la musica e guarda il paesaggio che corre veloce fuori dal finestrino. Ad un certo punto una lacrima le scorre lenta sulla guancia. La guardo. Lei si asciuga in fretta quella prima lacrima, forse sperando che sia anche l’ultima. 

Non conosco quella ragazza, ma sento il suo stato d’animo. Non so perché piange ma immagino cos’è stato a fare uscire quella prima lacrima: probabilmente una canzone! Sì, perché la musica a volte è davvero bastarda ( e la funzione “riproduzione casuale” è ancora peggio): basta qualche nota per far riaffiorare un ricordo, basta qualche verso per pensare che parli proprio di te… basta una canzone per fare uscire una sola, piccola lacrima. 

Guardo quella ragazza, i suoi occhi lucidi, il fazzoletto in mano e ricordo alcuna parole che ho scritto qualche tempo fa, proprio partendo dalla parola LACRIMA. 

E’ la prima lacrima quella più difficile da digerire, quella che cerco in tutti i modi di non fare uscire, quella che si ferma in gola. La prima lacrima, quella che apre le porte a tutte le altre, che poi escono senza fatica e mi fanno rabbia, perché so che dopo la prima è impossibile fermare il flusso. Alcuni mi dicono “Non piangere”, senza sapere che ci ho provato a bloccarla quella maledetta lacrima. Altri mi dicono “Sfogati, poi starai meglio?”, chissà se è davvero così! Ora riesco a bloccarla quella prima lacrima. Preme per un po’, testona com’è, poi però si rassegna e si mette tranquilla per qualche giorno. Adesso la aspetto, la mia prima lacrima, so che non tarderà a tornare… e forse, chissà, magari decido di farla uscire!  

Roberta
Calabrese di nascita, emiliana di adozione. Se si potessero studiare i miei geni si troverebbe qualcosa di legato ai viaggi. Per anni viaggiare era un modo per evadere da una vita che mi stava stretta: "a chi mi domanda la ragione dei miei viaggi rispondo che so bene quel che fuggo ma non quel che cerco." Adesso viaggio perché ho un continuo bisogno di scoprire, esplorare, conoscere, assaggiare. Amo viaggiare e scrivere, e poi di nuovo viaggiare e scrivere, senza sosta. Benvenuti nel mio piccolo mondo di viaggi, esperienza e vita!

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