Quella volta che… Io da grande voglio diventare Margherita Hack!

L’altro giorno, parlando della morte di Stephen Hawking, raccontavo a mio marito di quella volta che dissi al mio prof delle medie: < Io da grande voglio diventare Margherita Hack!>

Me la ricordo ancora quella scena. Tutto è cominciato con la solita domanda del “Tu cosa vuoi fare da grande?” E tutti a dire: il dottore, lo scienziato, il poliziotto, ecc ecc. La mia risposta: Io voglio fare l’astronoma! 

Da qualche tempo ero fissata con le stelle, i pianeti, i buchi neri. I miei genitori mi avevano comprato libri per ragazzi prima e intere enciclopedie poi. Internet ancora non c’era, e io compravo Focus e riviste specializzata, dalle quali ritagliavo gli articoli di astronomia e li incollavo su un quaderno. Mi piaceva, mi piaceva un sacco.

Ma tornando al prof delle medie, alla mia risposta ha ribadito: Cioè vuoi fare l’oroscopo? L’oroscopo io! Avevo solo 12 anni ed ero fin troppo educata, ma a quella risposta/domanda stavo per scoppiare. Quella si chiama Astrologia! Io voglio fare l’astronoma! E’ diverso!

Ed ecco che il prof parte con la sua spiegazione etimologica della parola: Astrologia deriva dal greco: Astro = stella, logos= discorso, scienza. Quindi l’astrologia è lo studio delle stelle, degli astri.

Sì, letteralmente, peccato che poi non so perché l’astrologia è diventata quella legata all’oroscopo e l’astronomia lo studio delle scienze. Io lo sapevo perfettamente, ma lui niente, non ci credeva. Era legato al significato etimologico e non mi stava a sentire. Ho anche provato a dirgli di controllare sul vocabolario, sempre perché sapevo di avere ragione e quando io ho ragione non ci mollo! Ma niente… ora che ci penso era proprio un testardo quel prof.

Fatto sta che alla fine, forse per stanchezza, forse perché speravo che capisse ho detto: Io da grande voglio diventare Margherita Hack! 

Non ho detto Paolo Fox, ho detto Margherita Hack, la più grande astrofisica italiana, un vero mito per me! Non avevo suoi libri all’epoca, erano troppo difficili per me, ma avevo molti suoi articoli ritagliati e incollati sul mio quadernone (chissà che fine ha fatto?).

Comunque, dopo quella mia risposta il prof ha capito qual era il mio desiderio e mi ha fatto una domanda difficile ma intelligente: Perché? Perché volevo fare l’astronoma? Non lo sapevo. Non ricordo cosa ho risposto, probabilmente qualcosa tipo: perché mi piacciono le stelle. Una risposta da ragazzina di 12-13 anni. In realtà neanche oggi saperei rispondere a questa domanda: perché si sceglie di fare un lavoro? Perché ci si appassiona ad alcuni temi piuttosto che ad altri. Perché proprio l’astronoma e non l’archeologa, oppure la biologa marina? Beh sicuramente perché non amo il mare, ho troppa paura dell’acqua per pensare di diventare biologa marina. Ma questa non è una vera risposta.

Col tempo ho comprato alcuni libri di Margherita Hack, alcuni molto difficili, altri invece alla portata di tutti. Alla fine non ho fatto l’astronoma e ovviamente non sono diventata e non diventerò mai Margherita Hack, però ho fatto la tesi in astronomia e ho qualche progetto di studio e osservazione delle stelle per i miei bimbi. La passione per le stelle non è più grande come quando ero ragazzina, mi piacciono ancora e se trovo un articolo interessante lo leggo sempre volentieri. Non colleziono però riviste scientifiche, ma ho letto molti libri sull’argomento, tra cui molti di Stephen Hawking (della cui morte mi è dispiaciuto un sacco).

Ripensando a tutto questo, credo che quella sia stata la prima volta che ho “risposto” ad un professore. In maniera molto educata, ma l’idea che io avessi ragione e lui non voleva cedere mi faceva arrabbiare. Al liceo, invece, di discussioni anche accese coi prof ne ho avute parecchie. Mai sui voti o sui compiti, sempre su temi più importanti, come la religione, la politica, l’etica. Io ero quella che secondo la prof di italiano aveva tolto il crocefisso dalla parete. (per la cronaca e per tranquillizzare i miei… non sono stata io! ). Questa parte di me mi è sempre piaciuta, l’avere un’idea e portarla avanti a tutti i costi. Per questa cosa devo ringraziare due persone: i miei genitori e Margherita Hack!

Io da grande voglio diventare Margherita Hack, forse sono ancora in tempo!

Roberta
Calabrese di nascita, emiliana di adozione. Se si potessero studiare i miei geni si troverebbe qualcosa di legato ai viaggi. Per anni viaggiare era un modo per evadere da una vita che mi stava stretta: "a chi mi domanda la ragione dei miei viaggi rispondo che so bene quel che fuggo ma non quel che cerco." Adesso viaggio perché ho un continuo bisogno di scoprire, esplorare, conoscere, assaggiare. Amo viaggiare e scrivere, e poi di nuovo viaggiare e scrivere, senza sosta. Benvenuti nel mio piccolo mondo di viaggi, esperienza e vita!

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