La Tavola di Bisanzio: nel cuore dell’Appennino Reggiano fra Longobardi e Bizantini

Sono diversi anni che intorno a metà luglio la mia attenzione viene attirata dai manifesti che riportano un evento culturale del nostro appennino chiamato “La Tavola di Bisanzio” in un paese chiamato Baiso.

Quest’anno, a differenza degli anni passati, ho deciso che era ora di farci un salto e…

Meraviglia delle meraviglie!

Sono rimasta talmente tanto colpita da questo evento, che mi sono immersa nella storia antica e ho fatto qualche ricerca.

Mi sono innanzitutto chiesta come mai Bisanzio e ho scoperto che il torrente Tresinaro segnava l’antico limes fra i Bizantini da una parte e i Goti dall’altra.

Altra domanda che mi sono posta è: cosa è questa “tavola”?

All’inizio pensavo fosse un reperto storico, tipo una tavoletta con una qualche iscrizione risalente all’epoca bizantina e custodita a Baiso, ma partecipando a questo evento, mi sono accorta di essere completamente fuori strada!

Per “tavola” si intende proprio tavola! Convivio, pietanze, tradizioni.

E infatti, sia il 16 che il 17 Luglio, l’evento si concludeva con la “cena bizantina” per l’appunto alla “Tavola di Bisanzio”.

Ma andiamo con ordine…Da raccontare ne ho parecchio!

Innanzitutto l’accenno storico di nostro interesse su Baiso

Alto Medioevo, Appennino reggiano: da un lato del limes che li contrapponeva i Goti, dall’altro i Bizantini, che si erano fortificati a destra del Tresinaro da Carpineti sino a Viano e Baiso. Due culture contrapposte che a distanza di mille anni lasciano ancora il segno sul territorio, anche nella cucina. Se già da tempi immemorabili era diffusa la cultura dell’agnello pasquale, i Bizantini che resistevano nelle loro fortezze insistevano piuttosto sull’allevamento della pecora, mentre i Longobardi erano affezionati alle loro vacche da latte, come le rosse, e al maiale nero per la carne. I militi bizantini di frontiera erano chiamati non solo a combattere, ma anche a sostenersi attraverso attività agricole. In tal modo venne tramandata la pastorizia e la cultura connessa. Gli ovini erano preziosi per la lana, il latte, la carne e erano anche la fonte di per gli scriptoria delle abbazie benedettine di Marola, Canossa e San Prospero, in città.

Giungendo quindi nel primo pomeriggio di domenica 18 Luglio alle porte del paese, ci siamo fatti contagiare dall’alone di sagra che si spandeva lungo tutta la via principale.

Ma è stato l’avvicinarci ad un vicolo che ci ha lasciati a bocca aperta.

Ci siamo infatti inoltrati nella stradina che ospitava il “Mercato Medievale di arti e mestieri”

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Era tutto molto suggestivo: c’erano fabbri, i cardatori di lana, i mugnai, i tintori, gli orefici.

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Per una come me appassionata di medioevo è stato davvero molto emozionante.

E poi c’erano gli arcieri pronti ad insegnarti a tirare con l’arco medievale.

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E ancora i tamburi in giro per il paese.

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Gli armigeri e i falconieri… I giullari…

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E poi la tavola…

E veniamo quindi a noi…il piatto tipico di questa tavola? Le barzigole

Beh non potevo non documentarmi in merito e questo è il risultato delle mie ricerche.

La tradizione della pastorizia e in particolare l’allevamento della pecora da carne fu instaurata nell’area a destra del fiume Tresinaro da Carpineti fina a Viano e Baiso. In queste zone, la carne di pecora è utilizzata sia per produrre prosciutti e salami che per trarne braciole coppa e altre parti da cucinare.

Specialità tipica della zona di Baiso, le barzigole vengono fatte con parti pregiate della spalla o della pancia della pecora, tagliati a fette e conciati con olio, aglio, allora, salvia, rosmarino e sale. Si possono cucinare in padella o alla griglia.

Una bontà unica!

Continuerete a seguirci?

Alla prossima avventura!

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