Galleria Vittorio Emanuele di Milano: storia e curiosità

Benvenuti nel “Salotto di Milano”. E’ così che i milanesi chiamano la Galleria Vittorio Emanuele e un tempo lo era davvero. Proprio qui, tra boutique eleganti e caffè, la società borghese meneghina passa va i suoi pomeriggi. Dopotutto quale luogo migliore?

L’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele è in Piazza Duomo e infatti nasce per mettere in collegamento Piazza Duomo con Piazza della Scala.

Ingresso Galleria di milano

La storia

La Galleria Vittorio Emanuele è “la mamma” di tutte le gallerie commerciali italiane. Nasce nel 1800 prendendo l’idea dai passages parigini, dei passaggi coperti utilizzati a carattere commerciale.

Si narra che il primo ad avere l’idea di questo “passaggio coperto” fu Carlo Cattaneo nel 1839, ma solo nel 1860 vennero firmati i tre decreti per dare inizio ai lavori e nel 1863 vinse l’idea e il progetto dell’architetto Giuseppe Mengoni. La Galleria prende il nome del Re Vittorio Emanuele e fu proprio lui, che il 7 marzo del 1865, pose la prima pietra.

La Galleria fu inaugurata nel 1877. Inaugurazione a cui il suo architetto non partecipò, perché cadde dalla dalla cupola pochi giorni prima. Se si trattò di una terribile fatalità o di suicidio non si seppe mai.

Durante la Seconda Guerra Mondiale

Galleria Vittorio Emanuele fu protagonista anche durante la Seconda Guerra Mondiale, quando venne bombardata duramente nell’agosto del 1943. A causa di questi bombardamenti venne distrutta la copertura in vetro, una parte di quella in metallo e molte decorazioni interne. La Galleria venne così inaugurata una seconda volta nel 1955, in concomitanza con la Prima de La Scala.

Restauro ed Expo 2015

Oggi, grazie ad un lungo restauro (di circa un anno) avvenuto prima dell’Expo 2015 la Galleria di Milano è tornata al suo antico splendore. Gli intonaci hanno ritrovato i loro colori originari e le superfici in pietra e cemento sono state ripulite a fondo. Per molti milanesi è stata davvero una sorpresa riscoprire una Galleria così luminosa che il tempo e l’inquinamento avevano tenuto a lungo nascosta.

Il “salotto di Milano”

All’inizio dell’articolo ho definito la Galleria Vittorio Emanuele il “salotto di Milano, perché fin dalla sua inaugurazione la classe borghese di Milano iniziò a frequentare la galleria come luogo di aggregazione, scambio culturale e divertimento. Grazie anche alla vicinanza con il teatro più grande della città, La Scala, era frequentata non solo da chi andava ad assistere agli spettacoli, ma anche da attori, artisti o aspiranti tali. Fin da subito i primi negozi presenti in questa Galleria commerciale erano boutique e anche i caffè erano molto eleganti. Alcuni sono presenti ancora adesso e sono: il Caffè Camparino (io mi fermo lì ogni volta che vado a Milano), il Caffè Biffi e il Caffè Savini. Anche se negli anni i negozi sono cambiati, l’eleganza di questo luogo è rimasto tale e la si può notare dalle insegne: tutti gli esercizi all’interno della Galleria, infatti, devono avere le insegne scritte in color oro su fondo nero.

Galleria Il salotto di Milano

Lo stile architettonico

Lo stile architettonico della Galleria di Milano è il neo-rinascimentale ed è uno dei maggiori esempi di architettura del ferro in Europa. L’ingresso della della Galleria Vittorio Emanuele è un grande arco di trionfo che si staglia maestoso di fianco al Duomo di Milano. Alzate lo sguardo in alto, suL suo fastigio, e leggete la scritta “A Vittorio Emanuele II. I Milanesi“, per ricordare a chi è dedicata ed intestata la Galleria.

Arco di trionfo Galleria di Milano

La Galleria ha una pianta a croce e l’incrocio dei due bracci è detto “l’Ottagono“. Questo è sormontato da una bellissima cupola di vetro. Il braccio principale della croce, quello che collega Piazza Duomo a Piazza della Scala è lungo 196,6 metri; mentre l’altro braccio, che va da Via Fosco a via Pellico, è lungo 105,1 metri.

L’Ottagono

La sua forma è stata ottenuta dal taglio dei quattro angoli dell’incrocio dei due bracci. In cima alle pareti si possono ammirare quattro lunette dipinte, larghe 15 metri e alte 7. Queste raffigurano 4 Continenti in maniera allegorica

  • l’Europa: una donna vestita in abiti antichi, sorvegliata da un uomo alato con in mano l’alloro; dipinto da Angelo Pietrasanta
  • l’America: una donna cercondata da un indigeno e altri afroamericani;dipinto da Raffaele Casnedi
  • l’Asia: una donna seduta su un trono a cui vengono donati dei regali da figure con i lineamenti asiatici; dipinto da Bartolomeo Giuliano
  • l’Africa: una donna vestita con abiti egizi affiancata da un leone e da un uomo nero; dipinto da Eleuterio Pagliano.
Le lunette della Galleria vittorio emanuele

L’Oceania, benché all’epoca fosse già stata colonizzata da vari stati europei fu esclusa da questa raffigurazione.

Questi quattro mosaici furono commissionati ed eseguiti in meno di tre mesi e questa fretta portò ben preso al deterioramento dei dipinti. Infatti quelli che possiamo ammirare oggi non sono gli originali ma dei cartoni realizzati nel 1921 da Alessandro dal Prat

La cupola

La cupola centrale al suo apice è alta 47 metri: per realizzarla, insieme alla tettoia di copertura, furono impiegate ben 353 tonnellate di ferro e 7 milioni e 850 mila metri quadrati di lastre di vetro rigato.

Cupola Galleria Milano

Sempre sotto la copertura di vetro centrale sono effigiati gli stemmi dei 100 comuni d’Italia ai tempi della costruzione.

Curiosità sulla Galleria di Milano

Dopo avervi raccontato la storia e visto la sua parte architettonica, ora vi lascio alcune curiosità sulla Galleria Vittorio Emanuele, così per stuzzicarvi un po’ e farvi venire ancora di più voglia di passeggiare fra i sui negozi e le sue vetrine.

Il Rattin

Vi siete chiesti come veniva illuminata la Galleria l’anno della sua inaugurazione? Un luogo così bello e importante doveva essere illuminato e quindi fruibile anche di sera! Compito non semplice in una città che non aveva ancora inaugurato la sua prima centrale elettrica, che arriverà nel 1883, prima in Europa e seconda al mondo. La Galleria quindi era illuminata a gas, con una serie di candelabri a fiamma libera posti in corrispondenza della base della cupola. Per accendere tutte quelle fiammelle, poste a più di 30 metri di altezza, viene realizzata una rotaia che percorre tutta la base della cupola e sopra di essa una sorta di trenino, con un tampone infuocato, che percorrendo la rotaia avrebbe acceso tutti gli ugelli. Questo trenino venne chiamato dai milanesi “rattin“, cioè topolino, che con la sua coda infuocata dava luce a tutta la Galleria. L’accensione della Galleria divenne presto un vero e proprio spettacolo a cui i milanesi assistevano a bocca aperta ogni sera, tanto che veniva preannunciato con dei fischi.

Rissa in Galleria

Una delle più celebri raffigurazioni artistiche della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano è la Rissa in galleria di Umberto Boccioni, che ritrae una zuffa tra donne davanti al Caffè Camparino, allora posto di fronte alla posizione attuale. Per vedere il dipinto, del 1911, dovrete andare alla Pinacoteca di Brera.

Le palle del toro

Per chi visita Milano e la Galleria per la prima volta è un rito a cui non ci si può esimere (come toccare la tetta di Giulietta a Verona!). La tradizione vuole che dobbiate “frullare le palle del toro“. Frullare è il “termine tecnico” per indicare il fatto che dovrete rotearci sopra con il tacco del piede destro, per 3 giri. Il toro e le sue povere palle è un mosaico che si trova sulla pavimentazione all’imbocco del braccio di sinistra della Galleria, ma tranquilli vi accorgerete di un cumulo di persone ferme ad aspettare il proprio turno per far fede al rito. Perché passare sulle palle del toro? Secondo i milanesi è un rito scaramantico e pare che porti fortuna. Il fatto che lo stemma rappresenti la città di Torino vorrà dire qualcosa? Credo proprio di sì!

Hotel a 7 stelle!

All’interno della Galleria Vittorio Emanuele di Milano c’è un hotel, ma non uno qualsiasi ma un Hotel a 7 stelle. Inaugurato il 7 Marzo 2007 e dotato di 58 camere, il Town House Galleria è uno dei pochi hotel situati all’interno di un monumento nazionale. L’ingresso è da via Silvio Pellico 8.

Napoli VS Milano

Se siete stati sia a Milano che a Napoli vi sarete sicuramente accorti della palese somiglianza tra Galleria Vittorio Emanuele II di Milano e Galleria Umberto I di Napoli. Entrambe le gallerie hanno un ingresso ad arco trionfale, in entrambe sotto la cupola centrale ci sono delle decorazioni a forma di lunette, che rappresentano sempre 4 donne. Insomma la domanda sorge spontanea: chi ha copiato?

Beh in questo caso la risposta è semplice! Milano anticipa Napoli di oltre 20 anni, visto che Galleria Vittorio Emanuele è stata inaugurata nel 1867 mentre laggeria Umberto I fu aperta al pubblico nel 1890.

Cosa fare in Galleria a Milano

Ora è giunto il momento di percorrere la Galleria e decidere cosa fare! Perché questa non è e non lo è mai stato un semplice passaggio commerciale coperto. E non è solo un’attrazione di Milano da visitare velocemente. Quindi prendetevi tutto il tempo che volete e godetevi la Galleria di Milano in tutto il suo splendore.

Scoprire i negozi storici

In Galleria Vittorio Emanuele a Milano i negozi storici ancora arricchiscono la passeggiata e vale la pena di visitarli. Sono presenti 10 negozi storici, di cui 4 presenti dalla sua apertura al pubblico: si tratta del Ristorante Savini, il Caffè Camparino, la libreria Bocca e il Caffè Biffi. Tutti e quattro sono aperti dal 1867.

La Libreria Bocca nacque a Torino nel 1775 e arrivò ad avere cinque sedi tra Parigi, Firenze, Roma, Torino e Milano, che è l’unica sopravvissuta. Ha fondato l’Associazione culturale delle librerie storiche e antiquarie d’Italia, per appassionati di libri d’arte, rarità, curiosità.

Visitare lo Urban Center

Lo Urban Center è un centro multimediale per l’informazione e la partecipazione sui progetti di sviluppo del territorio. Si trova quasi all’angolo con Piazza della Scala ed ospita spesso esposizioni, conferenze e workshop, oltre al a InfoMilano dove chiede informazioni turistiche su tutti i luoghi di Milano.

Visitare l’Osservatorio Prada

Dal 2016 al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali della Galleria di Milano, c’è l’Osservatorio Prada dedicato alla fotografia contemporanea. 800 metri quadri di spazio espositivo, con affaccio sull’Ottagono e sulla Cupola, dedicati alla fotografia e alle arti visive. Per info cliccate sul link.

Particolare Galleria di Milano

Camminare sui tetti della Galleria

La Highline Galleria è la passeggiata sui tetti della Galleria Vittorio Emanuele frutto del percorso di valorizzazione dei piani alti del complesso monumentale. Vi posso assicurare che passeggiare sui tetti della Galleria è un’esperienza assolutamente da fare. Da lì potrete vedere Piazza Duomo dall’alto in tutto il suo splendore, prendere un aperitivo o magari guardare un film durante le serate estive in cui proprio sui tetti della Galleria viene allestito un cinema all’aperto.

Vista dall’highline della Galleria su Piazza Duomo

L’ingresso è in Via Pellico 2, a fianco all’ingresso dell’Hotel Town House Galleria e sarà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 23. L’ingresso all’Highline della Galleria rientra tra le attrazioni della Milan Pass. Non sai cos’è e cosa offre? CLICCA QUI

Il percorso è lungo 250 metri lineari e una superficie di 550 mq. Vi è inoltre un museo legato alla storia di Milano nel periodo in cui fu costruita la Galleria Vittorio Emanuele.

Per maggiori info visitate il sito ufficiale: Highline Galleria.

Visitare la Galleria Vittorio Emanuele a Milano è d’obbligo, non solo per chi arriva a Milano la prima volta ma anche per chi con me ci viene almeno una volta all’anno. Io ho avuto la fortuna di vederla anche nel periodo di Natale e vi assicuro che è un vero spettacolo, anche grazie all’albero di natale firmato Swarovski che dà ancora più luce ad un luogo giù così brillante.

Galleria Vittorio Emanuele Milano a Natale

Se volete approfondire la visita a Milano vi lascio alcuni post di approfondimento:

Roberta
Calabrese di nascita, emiliana di adozione. Se si potessero studiare i miei geni si troverebbe qualcosa di legato ai viaggi. Per anni viaggiare era un modo per evadere da una vita che mi stava stretta: "a chi mi domanda la ragione dei miei viaggi rispondo che so bene quel che fuggo ma non quel che cerco." Adesso viaggio perché ho un continuo bisogno di scoprire, esplorare, conoscere, assaggiare. Amo viaggiare e scrivere, e poi di nuovo viaggiare e scrivere, senza sosta. Benvenuti nel mio piccolo mondo di viaggi, esperienza e vita!

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