Travel Africa Il Capo di Buona speranza: il mio Finis Terrae

Il Capo di Buona speranza: il mio Finis Terrae

“Dove la terra finisce e comincia il mare”

C’è sempre qualcosa di poetico in questa frase, soprattutto quando sei proprio lì, in quel lembo di terra finale e ti ritrovi a guardare davanti a te l’immensità del mare.

Il mio Finis Terrae è in Sudafrica, al Capo di Buona Speranza: un luogo di una potenza e una forza che spaventa, dove il rumore dell’oceano che sbatte su quelle rocce brulle e il volo di quegli strani gabbiani ti danno la sensazione di essere davvero alla fine di tutto. Lì dove la natura selvaggia rivendica con forza il suo mondo, lì dove uomini, naviganti, forse un po’ matti, ebbero il coraggio di sfidarla.

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” The fairest cape in the world”

Queste le parole del primo inglese che riuscì a circumnavigare il globo, Sir Francis Drake (1580), e non aveva tutti i torti! Il Capo di Buona Speranza è una delle esperienze più belle che abbiamo fatto nel nostro viaggio in Sudafrica. La visita parte dal gate di Cape of Good Hope Nature Reserve, una riserva naturale, a 50 km da Cape Town,  che raggiunge il famoso Capo di Buona Speranza e il più turistico Cape Point. 

Non emozionarsi davanti al cartello “Cape of Good Hope” è impossibile, circondati solo dal vento e dalla potenza di quelle acque. Convenzionalmente considerato il luogo più a sud del continente africano e il punto dove Oceano Atlantico e Indiano si incontrano, il Capo di Buona Speranza è stato per anni una sfida per i naviganti che cercavano di raggiungere le Indie.

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Ma per assaporare al meglio la bellezza di questo luogo, il punto migliore è la sommità del faro di Cape Point, raggiungibile dalla funicolare chiamata Flying Dutchman, l”Olandese Volante“, il mitico vascello fantasma che solcava i mari senza meta ne fine. Da lì sù la sensazione di essere dall’altro capo del mondo e sospesi nel vuoto ci lascia senza fiato.

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Ammirare quella lingua di terra che si getta nel mare, le onde che si abbattono sulle rocce e quella spiaggia bianca  che rappresenta il capo, è una delle esperienze che ci rimarranno per sempre nel cuore. La discesa dal faro, a piedi, è se possibile ancora più bella: ci sono molti view point dove fermarsi per scattare foto ed immortalare quello spettacolo della natura e le emozioni che ha suscitato in noi.

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In tutta la riserva rimaniamo colpiti dai molti cartelli che indicano ai turisti di stare attenti ai babbuini, che popolano l’intera riserva e che non sono affatto docili con gli umani, soprattutto se c’è del cibo da sgraffignare. Un tempo molto più pericolosi, oggi sono meno visibili grazie alla presenza costante di rangers e di filo spinato intorno ai posti più turistici.

Per finire questa splendida giornata, ci siamo fermati al The two oceans, un grande ristorante panoramico di Cape Point dove è possibile gustare deliziosi piatti di mare: noi siamo impazziti per la lobster, un’aragosta gigante davvero squisita.

The Cape of the Good Hope è il mio Finis Terrae!

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Roberta
Calabrese di nascita, emiliana di adozione. Se si potessero studiare i miei geni si troverebbe qualcosa di legato ai viaggi. Per anni viaggiare era un modo per evadere da una vita che mi stava stretta: "a chi mi domanda la ragione dei miei viaggi rispondo che so bene quel che fuggo ma non quel che cerco." Adesso viaggio perché ho un continuo bisogno di scoprire, esplorare, conoscere, assaggiare. Amo viaggiare e scrivere, e poi di nuovo viaggiare e scrivere, senza sosta. Benvenuti nel mio piccolo mondo di viaggi, esperienza e vita!

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