Halloween è nato a Serra San Bruno!

Ci siamo, fra pochi giorni è Halloween e già si leggono le solite storie sul festeggiare o no una festa che “non è nostra”. A parte che nel 2017 pensare a cosa è nostro o cosa non lo è mi sembra una fesseria. Si sta a discute sui social su feste e tradizioni solo autoctone quando Fb, Twitter, cellulari e pc tutto sono tranne che “nostri”. Detto ciò, a me la festa di Halloween non fa impazzire, o meglio non mi piacciono le feste in maschera in discoteca. Mentre a scuola mi diverto molto a costruire zucche e pipistrelli coi miei alunni e soprattutto ogni anno ripenso alla tradizione del ponte dei morti nel mio paese. 

A Serra San Bruno, infatti, già da molto prima della globalizzazione, i bambini si preparano alla vigilia della festa dei morti intagliando le zucche. Jack – o’ – Lantern? No noi lo chiamiamo “Lu coccalu“. Cosa vuol dire?  Teschio o più semplicemente testa. E’ infatti ad un teschio che assomiglia la zucca intagliata ed è con questo coccalu (con all’interno una piccola candela) che i bambini vanno in giro per le vie del paese e chiedono ai passanti: “Mi lu pagati lu cacclu?“. 

Non proprio dolcetto o scherzetto come dicono gli americani, ma più una richiesta di obolo che poi verrà utilizzato per comprare i fiori da portare al cimitero il giorno dei Morti o uniti insieme agli spiccioli degli altri per comprare caramelle e leccornie da dividere e mangiare tutti insieme. 

Questa tradizione risale a molti molti anni fa ed è rimasta intatta, a Serra San Bruno ancora oggi i bambini non chiedono trick or treat ma il più genuino e tradizionale “mi lu pagati lu coccalu?”. 

L’antropologo calabrese Luigi Maria Lombardi Satriani, professore all’Università La Sapienza di Roma, è convinto che, l’ormai internazionale, festa di Halloween abbia proprio origini da questa tradizione calabrese e sia poi arrivata in America insieme ai nostri emigrati. Una contaminazione, quindi, della festa dei morti che da anni si fa nelle nostre strade… Jack-o-london non sarebbe altro che lu caccalu che ogni anno intagliavo con mio nonno! 

La cosa potrebbe quasi far sorridere, eppure questo dimostra che le contaminazioni, la globalizzazione come la chiamiamo oggi, è nata insieme agli uomini e insieme alla loro voglia e al loro bisogno di spostarsi, di cambiare continuamente luogo, ieri oggi e domani. Certo è bello mantenere le nostre tradizioni, ma se gli stessi bambini a Serra San Bruno continuano a dire “mi lu pagati lu coccalu” vestiti da mostri, mummie, streghe e scheletri, così come fanno i bambini americani, che male c’è? 

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